L'origine del nome

Sull'origine del nome, gli storici non sono d'accordo: alcuni vogliono che derivi dal latino "Aula Laevorum", cioè "Corte dei Levi", altri da "Ab Ollis" (da olle), ma viene ritenuta più attendibile la derivazione dal celtico "Ol Ebam", cioè "La pianura nella valle".

Cenni storici

Una veduta del paese Dopo i Galli, i Romani portano la loro civiltà: ne fanno fede i ritrovamenti del 1903, in località Mortizza, sulla riva sinistra dell'Agogna, di circa sessanta tombe rustiche di epoca gallo-romana.

La prima documentazione su Olevano risale al 17 luglio 1164: il borgo diventa colonia imperiale dei conti Palatini di Lomello, ramo degli Olevano, il cui capostipite fu Umberto de Olevano, figura di primo piano in quegli anni. I feudatari, divenuti conti di Olevano, dimorano in un poderoso e turrito castello, la cui edificazione si fa risalire al secolo XII, epoca nella quale subisce una prima distruzione da parte del Barbarossa. Il successivo complesso fortificato viene raso al suolo da Facino Cane nel 1404; una ulteriore rocca viene completata nel 1420. Parte del feudo è concessa agli Attendolo-Bolognini per volere di Federico III nel 1469; dal 1551, e per breve tempo, passa nelle mani dei Beccaria. Nel 1557 il castello viene nuovamente semidistrutto dalle truppe francesi ma ancora una volta sulle sue rovine viene costruito un nuovo edificio fortificato, che subisce un ultimo assalto, in questo caso da parte delle truppe austriache, nel 1745.

Nel secolo XVIII vengono compiuti sull'edificio i primi radicali rimaneggiamenti, che lo trasformarono nell'aspetto e nella sostanza. Altre ristrutturazioni subìte nel secolo successivo e nei primi decenni dell'attuale danno al complesso l'assetto definitivo.

Le attività economiche

Olevano è essenzialmente un centro agricolo. La zona estremamente fertile, un tempo prevalentemente coltivata a marcite e prato, cereali vari e pioppeto, da alcuni decenni è quasi completamente destinata a risaie stabili (circa i tre quarti), affiancate da colture di granturco, frumento, tabacco e ortaggi (asparagi, piselli). L'allevamento dei bovini, fiorente fino a pochi anni fa, è oggi molto ridotto, mentre assume ancora una certa importanza quello dei suini. L'industria è assente dal territorio comunale, dove operano solo alcuni laboratori artigianali.

I monumenti e le opere d'arte

Il Castello L'assetto attuale del Castello (nella foto), è del XV secolo; ben poco è rimasto dell'antico maniero medievale: solo la parte della torre quadrangolare è del XII secolo, mentre dell'antica rocca medievale, molto più ampia e poderosamente rafforzata, resta forse uno stabile, denominato fino a poco tempo fa Castelvecchio. L'accesso all'edificio avviene tramite un protiro, sorretto nella parte bassa da una colonnina, eretto durante i rifacimenti settecenteschi. Alla destra dell'ingresso, sporgente dalla linea perimetrale del complesso, sorge l'alta torre, coronata da merli ghibellini (coperti da un tetto), il più evidentee dei resti della costruzione originaria. Oltre la torre, a destra, si apre il transito carraio, sopra il quale è osservabile una bella bifora che, insieme con la monofora presente sul lato sinistro della torre, fu aggiunta durante i restauri del 1912, e la cui provenienza viene fatta risalire a un altro castello lomellino, non meglio identificato. E' interessante osservare, a occidente dell'abitazione signorile, e a questa contigua, un'azienda agricola, i cui edifici furono eretti tra il 1911 e il 1912, nello stesso stile dei restauri operati sull'edificio castrense. Caratteristici i due torricini che segnano l'ingresso dell'azienda, al suo limite nord, in direzione di Castello d’Agogna. Il complesso viene trasformato in abitazione nobiliare nel 1758 dall'architetto Lorenzo Cassani, massimo esponente del barocchetto pavese. L'aspetto attuale è piuttosto curioso: la facciata sud ha il tipico aspetto delle ville piemontesi con un caratteristico parco all'italiana, mentre a nord conserva ancora le torri di difesa, le merlature e l'antico fossato ad acqua corrente.

Annessa al castello esiste ancora l'antica chiesa di San Salvatore, di cui abbiamo notizia fin dal 1259. L'attuale costruzione è stata sistemata nel 1718 dal marchese Gerolamo Olevano: è in volta con una sola navata ed un solo altare.

L'antica chiesa di San Michele Arcangelo viene ricordata sin dal 1259 quando è una cappella della chiesa di Sant'Alessandro Carosio di Zeme. Diventata parrocchia verso la fine del XVI secolo, si presenta già in cattive condizioni. Nel 1733 Baldassarre de Olevano inizia la costruzione di una nuova chiesa che viene portata a termine nel 1744. La costruzione, ora Chiesa parrocchiale, è di stile rinascimentale; non si conosce l'architetto, ma si sa che i disegni vengono usati dai marchesi di Olevano anche nella costruzione delle chiese di Cava Manara e di Borgo San Siro. Il campanile viene eretto nel 1749.

Qui, con l'intento di conservare e far conoscere l'antica cultura della Lomellina, è nato nel 1994 il Museo di Arte e Tradizione Contadina.

Gli eventi e le manifestazioni

Due sono le manifestazioni principali che si svolgono in paese: in occasione della Festa di San Rocco, che si tiene nei giorni di ferragosto, si tiene la Sagra del "Salam dla duja", il tipico salame di maiale conservato sotto grasso nelle olle, caratteristici recipienti in terracotta dall'imboccatura ristretta. I festeggiamenti comprendono, oltre a celebrazioni religiose, gare tradizionali, musiche e balli. La quarta domenica di ottobre si tiene la Festa patronale di San Michele, dove sono in programma manifestazioni folcloristiche e culturali legate alla riscoperta delle tradizioni contadine.

Per saperne di più...

... è possibile "visitare" il sito Internet www.olevanolomellina.it.

Per ulteriori dettagli, contattare la Pro Loco, tel. 0384.51.185.