L'origine del nome

La Basilica di S. Maria Maggiore con il Battistero L'etimologia del nome sembra fare riferimento da un lato alla popolazione dei Levi, antichi abitatori del borgo, e dall'altro al radicale Mel o Millum, che potrebbe riferirsi, con il suo significato di cinto o collare, ad un'antica cerchia di mura che cingeva l'abitato.

Il toponimo appare citato per la prima volta da Tolomeo nel II secolo Laumellum, chiaramente indicato anche nella Tabula Peutingeriana (413 Kb!), era dunque centro già ben noto in età romana e occupava una posizione strategica, politica ed economica di rilievo nella regione, denominata allora Cottuta (Strabone, Geografia, libro V cap. II) e Alliana (Plinio, Storia Naturale, libro XIX cap. II) e che solo più tardi dal suo più importante borgo prenderà il nome, divenendo Laumellina.

Cenni storici

Le prime notizie dell'esistenza del borgo di Lomello risalgono, secondo alcuni studiosi, al I secolo a.C., quando già esisteva l'importante "Via Regina", la strada romana che collegava Pavia alle Gallie e di cui Lomello (Laumellum) era una "mansio", ossia una stazione di posta; la ricchezza di reperti archeologici ci confermano che Lomello era un borgo florido e di ragguardevole espansione già in epoca romana.

Caduto l'impero romano, la Lomellina viene devastata dalle orde barbariche, finché non vi si stabiliscono i Longobardi, che scendono in Italia nel 569 guidati da Alboino, che fanno di Lomello una rocca fortificata; poco ci è giunto riguardo a tale periodo storico, se non che la corte longobarda, che ha sede a Pavia, capitale del regno longobardo, ama comunque soggiornare in Lomello come in una località di villeggiatura, tanto da eleggere il borgo al rango di città contribuendo così ad uno sviluppo commerciale ed economico del paese. Particolarmente cara è questa città alla regina Teodolinda, vedova di Autari, terzo re dei longobardi, che, secondo la leggenda, proprio qui incontra e sposa Agilulfo, duca di Torino, che diventa, quindi, re dei Longobardi. L'epidosio dell'incontro, avvenuto nel 590, ci è riferito dal cronista Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum, mentre nulla di certo si conosce sulla cerimonia delle nozze, se non un'antica leggenda che la vuole celebrata nella chiesa di Santa Maria al Castello, sulle cui rovine sorge l'attuale Basilica.

E' in occasione di questi avvenimenti che viene per la prima volta citato un "castello di Lomello", di cui non si hanno però altre notizie circa la planimetria, l'aspetto esteriore, l'esatta ubicazione. Non è difficile ipotizzare che una rocca, se mai vi sia esistita, non potesse essere situata se non nella parte più alta del paese, alla sommità di quel lieve rilievo ove sono ancora oggi osservabili, addossate alle rovine della facciata della primitiva chiesa, massicci resti di costruzioni fortificate che potrebbero essere appartenute alla rocca distrutta dai pavesi nel 1155 (vedi sotto).

Come ne fanno testimonianza documenti del X secolo, Lomello è sede di una "iudicaria". Infatti, in una torre dell'antica rocca, oggi scomparsa, nel 629 viene imprigionata Gundeberga, figlia di Teodolinda e Agilulfo, e sposa di Arioaldo; accusata di tradimento nei confronti del marito, viene liberata dopo tre giorni, grazie alla conclusione favorevole del duello tra il suo paladino Pittone ed il suo accusatore (il respinto Adalulfo), in quello che è il primo "giudizio di Dio" celebrato in Italia.

Alla caduta del regno longobardo, Lomello passa sotto il controllo dei Franchi, e viene annesso, con tutta la Lomellina, alla marca d'Ivrea; sembra già comunque che in tale epoca, tra l'anno 870 e il 906, Lomello fosse sede di autorità locale.

Il successivo momento di importanza della storia della città si ha con l'avvento dei conti di Lomello, che hanno in Manfredo il capostipite; da questi, attraverso Cuniberto, a sua volta capostipite dei conti palatini di Lomello, e Arduino, derivano gli Ottoni, più tardi protagonisti di rilevanti fatti storici nella città di Pavia. I conti, dopo la distruzione del palazzo reale di Pavia nel 1024, eleggono a loro residenza la rocca del borgo, che subisce una prima distruzione attorno al 1155 per opera dei pavesi, alleati del Barbarossa contro Milano. In seguito a tale sconfitta, Lomello viene sottomessa al Barbarossa, che è comunque largo di immunità e privilegi per la città e per i suoi signori; ben presto, però, la stirpe dei conti palatini si fraziona in vari rami che a lungo regnano sui borghi circostanti. Nel 1157, durante una delle numerose guerre che vedono milanesi e pavesi scontrarsi in campo aperto, i primi danno inizio alla riedificazione del borgo e della rocca; ma tale proposito viene ben presto vanificato da una nuova calata del Barbarossa l'anno successivo. L'interruzione è più lunga del previsto, poiché i pavesi riescono ad ottenere dall'imperatore Enrico IV, nel 1191, che la rocca di Lomello non possa più essere ricostruita senza il loro diretto beneplacito.

Nel 1277, passato definitivamente sotto il controllo dei Visconti, Lomello vive un nuovo periodo felice quando Gian Galeazzo Visconti vi invia l'architetto Giacomo Abramelli con lo scopo di fortificare il borgo e la rocca. L'ultimo conte di Lomello, Riccardo di Langosco, muore nel 1315 difendendo Pavia dall'assedio portatovi dai Visconti, che si impossesano così del suo contado. Lomello viene di nuovo saccheggiata nel 1407 da Facino Cane; il suo territorio passa quindi attraverso varie signorie finché, nel 1450, Francesco Sforza lo assegna ad Antonio Crivelli, alla cui famiglia rimarrà fino al 1737, concedendogli la facoltà di fortificarlo. Il castello viene quindi ricostruito nel luogo e nelle dimensioni che oggi ci è possibile ammirare. La costruzione fu poi portata avanti e completata dai suoi successori, in particolare da Alessandro (sposo di Margherita Scarampi, rimasto vedovo abbracciò la carriera ecclesiastica, pervenendo alla porpora cardinalizia nel 1565), che contribuì all'ulteriore arricchimento dell’edificio.

Tra le chiese, ora scomparse o difficilmente identificabili, si possono ricordare quelle dedicate ai Santi Cosma e Damiano e a Santa Maria Maddalena, la chiesa di San Pietro con l'annesso convento cluniacense, quella di Santo Stefano e quella di San Martino, vescovo di Tours; si hanno notizie anche di due monasteri, uno di religiose benedettine della congregazione Cassinese, e l'altro della congregazione Vallombrosana, entrambi soppressi sotto il dominio napoleonico nel 1810.

I monumenti e le opere d'arte

Il centro conserva resti delle antiche mura ed insigni monumenti medievali, quali il complesso religioso formato dalla Basilica di Santa Maria Maggiore (XI sec. - foto in alto), notevole costruzione del primo periodo romanico lombardo, e dal Battistero di San Giovanni "ad Fontes" (V-VII sec.), uno dei più significativi monumenti longobardi, con i resti dell'originale fonte battesimale. Nella tradizione popolare lomellina la basilica viene chiamata "la chiesa del diavolo": la leggenda racconta che la costruzione è stata distrutta dal maligno e da lui stesso riedificata in una sola notte di lavoro febbrile, ma, a causa del sorgere del sole, lasciata incompleta. Ecco perchè oggi troviamo la facciata parzialmente crollata e le prime due campate senza il tetto. Pregevole anche la chiesa romanica di San Michele (XII sec.), con un prezioso tiburio ottagonale.

Il castello Il Castello (foto a lato), detto "nuovo", rappresenta l'ultimo atto di una certa importanza architettonica della città; conserva alcuni affreschi cinquecenteschi di pregevole fattura e due mosaici romani ritrovati, con numerosi altri reperti archeologici, nel sottosuolo del paese. Il monumento ospitò nel 1800 il generale austriaco Melas, il russo Suvarov e il granduca Costantino, che furono sconfitti dai francesi a Marengo. Nel 1859 vi pose il suo quartier generale, per qualche giorno di maggio, il generale austroungarico Gyulai.

L'edificio ha l'aspetto di una massiccia casa-forte, più che di tradizionale castello per uso militare. Nel paramento murario, in mattoni a vista, sono inserite numerose aperture di varie forme e stili; la base è solo parzialmente a scarpa, ma la posizione sopraelevata dell'ingresso, cui adduce un ponte in muratura che in epoca imprecisabile - sorte comune alla maggior parte delle costruzioni fortificate - sostituì il precedente ponte levatoio, lascia ipotizzare l'esistenza di un antico fossato. L'angolo sud-orientale è rinforzato da un torrione di poco più alto delle strutture principali. In un secondo corpo avanzato sul fronte est, anch'esso in forma di torre, è l'ingresso nobile, sovrastato da due scanalature - la sedi dei bolzoni. che sono le lunghe travi in legno cui erano collegate le catene di sollevamento del ponte levatoio - tra le quali è osservabile una strana apertura trapezoidale fortemente incassata nel tessuto murario, dove s'intravedono resti di affresco, inscritta nelle tracce di un arco centinato. Il settore nord-occidentale dell'edificio mostra evidenti segni di una ristrutturazione successiva, forse seicentesca, che ha contribuito a modificare i caratteri castrensi della fabbrica a favore di un più elegante stile da palazzo residenziale.

Gli eventi e le manifestazioni

A maggio si tiene la Sagra patronale in concomitanza con la festa della Santa Croce.

Per saperne di più...

... è possibile "visitare" il sito Internet www.lomellopv.pv.it.

Per ulteriori informazioni, contattare la Pro Loco, tel. 0384.85.542.