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Alessandro V
Pietro Filargo o Filargeto, francescano, antipapa. Nasce a Candia nel
1340 e rimane ben presto orfano dei genitori, venendo quindi allevato da un dotto
religioso dei padri conventuali di San Francesco; studia ad Oxford e Parigi, diventa
professore dell'università di Pisa e quindi entra alla corte di Gian Galeazzo
Visconti con funzione di ambasciatore. Viene nominato arcivescovo di Milano nel 1402
e cardinale nel 1405. E' uno dei protagonisti del concilio di Pisa, che, per mettere
fine allo scisma d'occidente, depone i due pontefici, quello romano e quello avignonese,
e lo elegge (il 26 giugno 1409) papa con il nome di Alessandro V, istituendo così
una terza obbedienza; da taluni è considerato papa legittimo. Muore a Bologna il
3 maggio 1410; il suo breve pontificato non riveste grande rilievo.
CAIROLI (fratelli)
Sono cinque fratelli, patrioti italiani originari di Pavia, che si
sono distinti nei moti rivoluzionari ottocenteschi: Benedetto (1825), Ernesto (1832),
Luigi (1838), Enrico (1840) e Giovanni (1842). Nel 1859 i primi 4 fratelli si arruolano
nei "Cacciatori delle Alpi" organizzati da Garibaldi, mentre Giovanni, troppo
giovane, rimane a casa. Dei fratelli, solo Benedetto non si immolerà per
l'unità d'Italia. Ernesto cade a Varese nel 1859, combattendo contro gli
austriaci; Luigi muore di tifo a Napoli nel 1860 mentre si sta congiungendo alla
spedizione dei Mille, cui partecipa Benedetto a capo della VII Compagnia, composta da
pavesi e lomellini; Enrico cade in combattimento, a Villa Glori, nel 1867; Giovanni
muore due anni dopo a seguito delle ferite riportate nello stesso combattimento di
Villa Glori.
Benedetto, tra il 1861 ed il 1870, viene eletto deputato al Parlamento
del neocostituito Regno d'Italia nelle file della sinistra; diventa in seguito primo
ministro dal marzo al dicembre 1878, e dal luglio 1879 al maggio 1881, in alternanza
con il senatore vogherese Agostino Depretis. Tra le riforme interne più
significative portate a termine da Benedetto è da segnalare l'introduzione
dell'obbligo dell'istruzione elementare dal 1879. Rimproverato di aver seguito una
politica estera assai lesiva degli interessi dell'Italia, specialmente nei confronti
della Francia, nel 1881 si dimette e si ritira a vita privata. Benedetto, medaglia
d'oro al valor militare, si spegne a Capodimonte (Napoli) il giorno 8 agosto 1889,
ospite del re Umberto I, cui ha salvato la vita il 17 novembre 1878, ricevendo una
pugnalata diretta al sovrano. E' sepolto nella tomba di famiglia, assieme ai suoi
fratelli, a Gropello.
Eleonora DUSE
Nasce a Vigevano il 3 ottobre 1858. Considerata una delle migliori
attrici di tutti i tempi, fin dalla giovanissima età ricopre il ruolo di
protagonista nella compagnia teatrale del padre, Alessandro Duse, e di Cesare
Rosaspina. A sedici anni ottiene un buon successo all'Arena di Verona, recitando nel
ruolo di Giulietta in "Giulietta e Romeo" di Shakespeare. Diventa celebre nel 1878,
quando si esibisce a Napoli nei Fourchambault di Emile Augier. L'anno successivo,
il celebre attore Cesare Rossi la vuole come prima attrice, e con la sua compagnia
prima, e, dal 1886, da sola, la Duse diventa famosa in tutto il mondo. Interpreta le
opere dei più grandi drammaturghi dell'epoca, tra cui Hermann Sudermann, Giovanni
Verga, Henrik Ibsen. Nel 1897 inizia la sua relazione con Gabriele d'Annunzio, e da
allora si dedica soprattutto a recitare e a promuovere i drammi del letterato italiano.
Nel 1909 la salute malferma costringe l'attrice al ritiro, ma dopo qualche anno, nel
1921, è costretta, per motivi finanziari, a tornare in scena. Per tre anni, fino
alla morte, la Duse è in tournée in Italia, in Inghilterra e negli Stati
Uniti. Muore a Pittsburgh il 21 aprile 1924.
Giacomino e Pantaleone
Originari di Confienza, vissuti entrambi nel XV secolo. Giacomino è
priore del Collegio medico di Torino, mentre Pantaleone acquista rinomanza quale lettore di
medicina, dapprima all'università di Pavia, poi allo "Studium" torinese;
è anche il medico di corte di Ludovico il Moro.
Pietro GROCCO
Nasce ad Albonese nel 1856. Insigne clinico e senatore del Regno d'Italia,
a lui si deve, tra l'altro, la "scoperta" delle virtù termali di Montecatini.
Muore nel 1916 a Courmayeur.
padre Francesco PIANZOLA
Grande cultore della storia Lomellina, ed in particolare di Sartirana, in
cui ha i propri natali, sacerdote Oblato della Diocesi, valente predicatore, ottimo
scrittore, ardente apostolo tra i giovani negli oratori e nelle associazioni. Il giorno 8
maggio 1919 fonda a Mortara l'istituto religioso delle Suore Missionarie Immacolata Regina
Pacis.
Le prime suore vengono formate ad una missione particolare nelle campagne
della Lomellina, dove più calda è la lotta dei lavoratori sfruttati ed oppressi.
Inviate nei cascinali più lontani dai centri urbani, visitano ed incontrano la gente
più umile ed emarginata. Particolare attenzione viene rivolta alle giovani e alle donne.
Oggi questo ordine religioso è ancora molto attivo in Lomellina, in diverse parti
d'Italia, in Francia, ed anche in luoghi di missione, in particolar modo in Africa
(Costa d'Avorio, Mali e Burkina Faso) e in Brasile (San Paolo, Goias e Pernambuco).
Silvio PIOLA
Nasce a Robbio il più grande cannoniere del calcio italiano.
Centravanti di sfondamento, protagonista dal 1930 al 1954, si impone grazie alla notevole
prestanza fisica ed alle doti acrobatiche. Disputa 536 partite nel campionato in serie A,
segnando la cifra record di 274 reti sul totale di 395 fatti nella sua carriera. Milita
nelle fila di Pro Vercelli, Lazio, Torino, Juventus e Novara, senza mai riuscire a
conquistare uno scudetto. In compenso si aggiudica per due volte la classifica dei
cannonieri (nel 1937 e 1942, sempre con 21 reti). E', soprattutto, il bomber della nazionale
azzurra campione del mondo in Francia nel 1938, dove ha modo di esaltarsi a fianco di un
altro grande del calcio italiano, Giuseppe Meazza. Segna 5 gol, tra cui due decisivi in
finale contro l'Ungheria. Tra le sue reti storiche, ce n'è una segnata astutamente
di mano, che permette all'Italia di pareggiare 2-2 con l'Inghilterra, a Milano, nel 1939.
Muore a Vercelli nel 1996.
Ludovico Maria SFORZA, detto "il Moro"
Nasce nel castello di Vigevano, nel 1452; figlio di Francesco Sforza e
di Bianca Maria Visconti. Alla morte del fratello Galeazzo Maria, duca di Milano, Ludovico
cerca di estromettere dalla carica il giovane nipote, il duca Gian Galeazzo, ma il
tentativo fallisce ed egli viene esiliato in Toscana. Nel 1480, dopo tre anni di lontananza,
ottiene di poter rientrare a Milano, e riesce a farsi nominare tutore di Gian Galeazzo; nel
1494, alla morte di questi, Ludovico venne insignito ufficialmente del titolo di duca.
Incoraggiato anche dalla moglie Beatrice d'Este, diventa un grande mecenate e accoglie alla
sua corte artisti e studiosi di straordinario talento, fra cui Leonardo da Vinci; grandiose,
tra l'altro, sono le opere che ha fatto costruire a Vigevano. Le sue iniziative politiche,
tuttavia, sono disastrose per l'Italia: alleato inizialmente con il re Ferdinando I di
Napoli, teme poi che il matrimonio tra Gian Galeazzo e una nipote di Ferdinando (avvenuto
nel 1489) possa costituire una minaccia per il suo potere e muta posizione; relega Gian
Galeazzo a Pavia, e nel 1494 sostiene Carlo VIII re di Francia nei suoi progetti di conquista
del regno di Napoli. Nel 1495, però, preoccupato delle mire espansionistiche dei
francesi, Ludovico si unisce a Venezia e riesce a scacciare gli invasori. Nel 1499, il re
Luigi XII, succeduto a Carlo sul trono di Francia, scende nuovamente in Italia e conquista
Milano. Ludovico allora fugge in Germania; torna in Italia un anno dopo con nuove truppe, ma
viene catturato e portato come prigioniero in Francia, dove muore, a Loches, nel 1508.
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