L'origine del nomeIl nome di Cilavegna si trova per la prima volta in un documento del X secolo, in cui era citato come "Cilavinnis". Il nome, nei secoli successivi, si trasformerà via via in "Celavegna, Cellavegna, Cillavegna, Cellavigna". La prima parte del nome, "cella", è un toponimo che fa riferimento all'abitudine in epoca romana di costruire anche lungo le strade secondarie, una delle quali passava per Cilavegna, delle celle, o depositi, per l'annona militare; la seconda parte del nome, "vegna", fa riferimento alla cultura della vite particolarmente adatta a terreni non ancora irrigui. I due termini ci portano al significato finale del nome del paese: "Deposito presso le vigne". Cenni storici
Il castello, costruito in quegli anni, costituisce il nucleo del piccolo borgo. L'entrata al castello avviene attraverso un ponte levatoio ed un piccolo pontile per i pedoni. La storia racconta cose misteriose sui sotterranei del castello: trabocchetti e pozzi dalle cui pareti fuoriescono lamine per torturare gli sventurati che cadono in disgrazia al feudatario. Questo è rappresentato oggi dal moderno palazzo municipale, sulla cui facciata occidentale è identificabile, nel settore centrale della stessa, un torrione massiccio (nella foto) - in cui s'apre l’ingresso - nel quale il Rampi, storico locale, ha voluto ravvisare la traccia superstite della primitiva rocca. Il suo territorio viene assegnato nel 1191 a Pavia, per passare in seguito sotto il dominio di Vigevano nel 1449. Il Rinascimento vede sorgere un nuovo castello sull'antica rocca; le mura comprendono, oltre alla chiesa parrocchiale di San Pietro, il cimitero antistante il piazzale della chiesa, una chiesetta dedicata a San Rocco sul fianco nord, un'area ad ovest coltivata ad orto con alcune abitazioni civili confinanti con il palazzo del feudatario che occupava l'angolo sud-ovest del quadrilatero con annessa la Torre di proprietà comunale. Tutta l'area è circondata da una fossa alimentata da acqua sorgiva, mentre l'entrata al Castello è consentita dalla presenza di un ponte levatoio prospiciente la torre. Sul finire del cinquecento il castello viene ridotto a semplice abitazione e sono soppressi baluardi e bastioni; le pietre ed i mattoni in buono stato vengono recuperati per la costruzione di parte dell'antico paese. Nel 1636 il conte Cesare Taverna acquista il feudo di Cilavegna; la sua famiglia, originaria di Nizza Monferrato e residente da tempo in paese, viene insignita del titolo di Conti Palatini, e rimane proprietaria del feudo fino alla fine del 1700. Il territorio e l'ambienteCostruita in territorio prevalentemente pianeggiante, Cilavegna ha sempre avuto grande rispetto per l'ambiente naturale. In particolare, è da segnalare che da diversi anni l'amministrazione comunale promuove la raccolta differenziata dei rifiuti, permettendo così il loro riciclaggio; così come pure ha acquistato un terreno sabbioso a dosso, il cosiddetto "Bosco Oliva", affidato in concessione ad una associazione locale per un progetto di ricostruzione di un bosco con specie autoctone. Le attività economiche
I monumenti e le opere d'arte
Fra tutte le chiese, spetta il primo posto a quella di San Martino, nota anche come Chiesa del Cimitero. Diverso è l'aspetto attuale rispetto a quello originario: la facciata porta tracce di affreschi decorativi nel portale e due figure di Santi Vescovi al di sopra delle finestrelle. Sono invece in buono stato due affreschi all'interno, risalenti anch'essi al XV secolo. Il primo raffigura un pregevole volto della Madonna, l'altro la Madonna in trono con in grembo il Bambino. Altre chiese che meritano di essere citate sono:
Nei dintorni
In origine senza stile e ad una sola navata, nel 1889 si iniziò l'ampliamento per opera del sacerdote don Giovanni Delconsole. Oggi la Chiesa presenta una pianta a tre navate e tre altari: l'altare maggiore al centro, ed ai lati quelli della Madonna di Lourdes e di Santa Rita, cui è annesso il prezioso paliotto intarsiato con marmi e stucchi. L'interno è decorato con dipinti del pittore Villa di Vigevano, mentre l'affresco di Sant'Anna è da attribuirsi al pittore Gaudenzio Ferrari. Gli eventi e le manifestazioni
Feste popolari di rilievo sono anche; la Festa dei SS. Pietro e Paolo, patroni del paese, che ricorre il 29 giugno e che viene celebrata sia con riti religiosi sia con giochi sulla piazza della Chiesa parrocchiale (tipico è l'albero della cuccagna); la Festa di Sant'Anna, il 26 luglio, che si tiene presso l'omonimo Santuario, è festa prevalentemente religiosa, anche se non mancano bancarelle di ogni tipo, un banco di beneficenza e l'immancabile conclusione con lo spettacolo pirotecnico. Da ricordare infine il Settembre culturale, che si svolge nelle prime tre settimane del mese di settembre; durante i fine settimana vengono allestite mostre di pittura, spettacoli, concerti e recite dialettali in piazza. Strutture turisticheE' opportuno segnalare la presenza dell'attrezzatissimo parco acquatico Acqua Tropical, vanto del paese, che comprende piscine, acquascivoli, bar e ristorante. Per saperne di più...... è possibile "visitare" il sito Internet www.comune.cilavegna.pv.it. Per ulteriori informazioni, contattare la Pro Loco, tel. 0381.96.333. Su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cilavegna.
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Nel documento sopracitato si legge che il re Berengario I concede al
vescovo Giovanni di Pavia di erigere una fortificazione difensiva attorno alla pieve
della Parrocchia di Cilavegna, per difenderla dalle incursioni degli Ungari; si presume
che tale scritto sia stato redatto prima del 25 dicembre 915, giorno in cui Berengario
I viene incoronato imperatore.
Come la maggior parte dei paesi lomellini, fino alla metà del XX secolo la maggior
parte della popolazione si dedicava prevalentemente all'agricoltura. L'insediamento
di numerosi e moderni impianti industriali, in particolare meccanici, tessili e calzaturieri,
ha modificato quasi completamente l'assetto economico del paese e molte sono state le
energie e la creatività impiegate per riuscire ad acquisire il giusto valore in campo
nazionale ed estero. Cilavegna ha dato i natali a Pietro Conti, che nel XIX secolo realizzò
il tachigrafo, prototipo della macchina da scrivere, e a Mario Pavesi, creatore dell'omonima,
grande industria dolciaria. Nonostante la crescente industrializzazione, si mantiene alto il
valore della tradizione agricola scandita dai ritmi di una natura generosa che vede nella
produzione dell'asparago la sua punta di diamante.
Le origini della Chiesa parrocchiale (foto a lato), dedicata ai Santi Pietro e Paolo,
risalgono al X secolo: è infatti intorno ad essa che viene eretto il castello. Gli scavi
eseguiti nel 1942 lo confermano, indicando che la chiesa, risalente al XII secolo, è una
ricostruzione della precedente e che la primitiva pieve probabilmente risale addirittura al V-VI
secolo. Nell'anno 1669 si decide di restaurare ed ampliare la costruzione, ormai angusta
per i bisogni della popolazione. Tra le numerose opere pregevoli esistenti nella chiesa spiccano
un ostensorio in argento del XVIII secolo lavorato a cesello e a sbalzo, il baldacchino, usato
ancora oggi nelle solenni processioni, lavorato e decorato con pannelli in oro, rappresentanti
episodi della vita di Cristo.
Ricordiamo il Santuario di Sant'Anna, posto alla fine di un suggestivo viale
alberato, situato lungo una strada secondaria che conduce a Parona, luogo di culto molto
importante per gli abitanti dei due paesi limitrofi. Le origini della costruzione sembrano
risalire agli anni precedenti il 1600, anche se è solo dal XVII secolo che ci giungono
notizie fondate sulla sua effettiva esistenza. Anticamente era denominata "Gesiolo della
Calderlina" e serviva come supporto della cascnia omonima. La chiesa rischiò la
distruzione in due occasioni: la prima nel 1671, quando per ordine del Vicario, l'immagine
della Vergine Maria doveva essere trasportata nella Chiesa parrocchiale; fortunatamente ciò
non accadde ed il Santuario venne ristrutturato e rinforzato per evitare i furti. In seguito,
per molti anni, non vennero celebrate Messe, fino al 1719, quando il frate A. Zuccola convinse
la Curia a ricominciare a celebrare le sacre funzioni. Nel 1871 di nuovo il pericolo di
demolizione, stavolta a causa del canale Quintino Sella, che sarebbe dovuto passare sul terreno
del Santuario: anche questa volta ilpericolo fu scongiurato grazie all'intervento
dell'ingegnere cilavegnese Giuseppe Pisani che modificò il tracciato del canale.
Cilavegna è un paese dinamico, ricco di iniziative organizzate dalle numerose
associazioni presenti; qui ci limitiamo a ricordare le più importanti. Da alcuni decenni
lega il suo nome ad una festa che si tiene la seconda domenica di maggio, entrata a pieno titolo
tra le più importanti della zona: la Sagra dell'Asparago; molto legata alla
tradizione contadina di Cilavegna, consiste nella presentazione e vendita al pubblico degli
asparagi primaticci, con la possibilità di gustare una serie di piatti, dai risotti alle
frittate, a base di asparagi. Alla manifestazione è anche abbinato l'originale
"Palio dei maiali", che vede un'appassionante e divertente "corsa suina",
con gli animali usati come insoliti destrieri montati da fantini abbigliati con costumi
settecenteschi, in rappresentanza delle contrade del paese.