L'origine del nome

L'origine del nome deriva dal latino "Bremis" o "Remetum". Secondo gli storici il nome potrebbe derivare da Bremo, duce dei Galli, oppure da Brema, città della Bassa Sassonia.

Cenni storici

Il primo documento che porta testimonianza del piccolo borgo risalge al 929: un diploma del re Ugo, datato a Pavia il 24 luglio di quell'anno, conferma le donazioni fatte dal marchese Adalberto d'Ivrea, padre di Berengario II Re d'Italia, ai monaci dell'abbazia di Novalesa, tra le quali le "corti" di Breme e di Pollicino. Nello stesso anno inizia la costruzione dell'abbazia ad opera dei frati benedettini.

Ma facciamo un passo indietro... La storia dell'abbazia benedettina di Breme è strettamente collegata a quella dell'abbazia di Novalesa, in Val di Susa. Qui, sulle pendici del Moncenisio, a controllo dell'importante strada che univa i regni dei Franchi e dei Longobardi, viene fondato nel 726 un cenobio destinato a diventare, nel volgere di pochi anni, una delle abbazie più celebri d'Europa, centro di vita religiosa e spirituale, ma anche punto di riferimento culturale; la fama del suo scriptorium e della sua biblioteca travalica le Alpi ed il monastero è sotto la protezione di Carlo Magno.

All'inizio del X secolo (il 906) questa potente abbazia sembra sul punto di soccombere; dalle loro basi in Provenza, i saraceni si affacciano al di qua delle Alpi, portando ovunque saccheggio e distruzione. Donniverto, ultimo abate dell'abbazia di Novalesa e primo di quella di Breme, piuttosto che affrontarli, preferisce riparare a Torino con i suoi monaci, portando con sé gli arredi sacri, gli oggetti preziosi e una parte della biblioteca. Da qui, infine, vengono presi sotto la protezione del marchese Adalberto che, come abbiamo visto, dona loro alcuni possedimenti, tra cui Breme.

Nel 929 inizia, quindi, la costruzione dell'abbazia di Breme, e viene fondato l'Ordine Monastico dei Bremetensi; in seguito, nel 973, Papa Giovanni XIII conferma la nuova abbazia dedicata a San Pietro, che diviene centro del potente Ordine Bremetense, con privilegi e possedimenti in tutto il Piemonte. Nel 1543 questi monaci si fondono con gli Olivetani, fanno erigere il campanile e, sulle rovine dell'antica fortezza, edificano il nuovo monastero. L'Abbazia Bremetense viene soppressa nel 1784 da Vittorio Emanuele I. Tutti i beni passano nelle mani dello stato ed i monaci Olivetani si devono trasferire a Novara, nel convento di Santa Maria delle Grazie.

Politicamente Breme è dapprima feudo dei Visconti di Milano, quindi degli Arborio di Gattinara. In seguito viene ingrandito da Mercurino, gran cancelliere di Carlo V, che acquista vaste terre limitrofe. Nel 1164 Federico Barbarossa concede l'Abbazia ed il feudo di Breme al marchese di Monferrato, Guglielmo V. Successivamente, la località è teatro della lotta egemonica tra Pavia e Milano, e l'antica rocca riporta danni gravissimi. Nel 1635 i duchi sabaudi ed il maresciallo francese De Crequì fanno costruire una fortezza a forma pentagonale a due porte, dopo aver demolito varie abitazioni e parte del convento di San Pietro. La fortezza, in grado di accogliere fino a 1.500 uomini, dopo aver resistito a numerosi fatti d'armi ed a lotte furibonde di predominio, cade in mano agli spagnoli, che, per non fornire al nemico una base sicura in caso di conquista, decidono di distruggerla.

I monumenti e le opere d'arte

Costituisce, senza dubbio, uno dei paesi lomellini più interessanti dal punto di vista ambientale ed architettonico. Ma Breme è maggiormente nota per l'antica e famosa Abbazia di San Pietro, oggi sede del Municipio, che nel medioevo esercita grande influenza sotto il profilo politico e religioso, occupando il terzo posto fra le abbazie più importanti dell'impero. Le forme attuali sono secentesche; ancora in discrete condizioni, conserva un bel chiostro ed un locale sotterraneo, già adibito a cucina. E' visitabile negli orari di apertura degli uffici comunali, oppure in altri momenti previa prenotazione.

La cripta dell'Abbazia Assolutamente da non perdere l'unica parte rimasta dell'antica Abbazia, la Cripta (sec. X-XI, nella foto), la più antica della Lomellina, situata sotto il presbiterio dell'antica Chiesa, della quale rimane solo un muro perimetrale e la parte esterna dell'abside; la pianta è rettangolare divisa in tre navatelle, separate da colonne di marmo (le prime tre arcate) e da pilastri in laterizio, mentre i muri perimetrali sono in materiale misto (laterizi e ciottoli di fiume). Rimane anche un locale adiacente, con volta a botte e ripiani in laterizio, situato però in una proprietà privata e quindi non visitabile.

Merita una visita, inoltre, la chiesa pievana di Santa Maria (XII-XIII sec., ma molto rimaneggiata), già sede dei monaci benedettini; l'antica facciata a capanna è stata rialzata in epoca successiva, come si può notare dal diverso tipo di disposizione dei mattoni. Presenta lungo tutto il perimetro esterno una caratteristica decorazione a denti di sega, tipica dell'architettura romanica di questa zona. Notevole anche il campanile, in muratura. Annesso alla chiesa si trova il Battistero, che si fa ammirare per la sua originalità architettonica: l'edificio mostra, nella parte alta della sua pianta circolare, una serie di lesene allacciate da archetti pensili binati, in successione regolare ed armoniosa. Per le sue caratteristiche è attribuibile al X secolo, mentre la sua matrice originaria risalirebbe al VI secolo, mostrando punti di contatto tra le concezioni pagane e quelle cristiane. Incontestabile, comunque, l'origine romana del monumento, confermata dal ritrovamento di cocci lapidari dell'epoca imperiale incastonati nella muratura della pieve.

Del Castello è rimasto ben poco: il cosiddetto "Corpo di Guardia", cioè il portico sulla piazza principale, nel cui pilastro centrale è murata una lapide con inciso lo stemma di Breme e la legenda "Comunitas Bremide", ed un altro edificio ritenuta l'abitazione dei governatori del forte. Attorno all'abitato emergono brevi vestigia delle poderose mura e della mezzaluna. Un vasto campo quadrato, detto ancora piazza d'armi, è tutto ciò che resta della fortezza, il cui disegno è conservato nell'archivio dei marchesi di Breme, a Sartirana.

Nei dintorni

Tra Breme e Candia, nei pressi della tenuta Rinalda, è ubicato uno dei più antichi santuari mariani della Lomellina, detto Santa Maria di Pollicino (sec. X-XI); ha pianta rattangolare a navata unica, con abside semicircolare e facciata a capanna. Ha una straordinaria somiglianza con la cappella di San Eldrado a Novalesa, il che lascia supporre la mano dello stesso architetto. Il sacro luogo è ricordato in un documento del 992 di Ottone III, in cui ne viene confermata la custodia ai monaci bremetensi. Di proprietà privata, è visitabile su richiesta.

Gli eventi e le manifestazioni

La manifestazione principale, che si tiene in concomitanza con la festa patronale di San Barnaba (11 giugno), è la Sagra della Cipolla, celebrazione gastronomica cui fanno da corredo diverse manifestazioni sportive.

Da segnalare, inoltre, la Mostra dell'Artigianato, Commercio ed Agricoltura, la seconda domenica di marzo, che vede la presenza di vari esposizori provenienti da varie parti del nord Italia, e la Sagra di Settembre, con spettacoli di vario genere.

Per saperne di più...

... è possibile "visitare" il sito Internet www.comunebreme.it.